Storia

Cronistoria AVIS Provinciale di Treviso.

(liberamente e parzialmente  tratto da “L’AVIS Provinciale di Treviso: quarant’anni di solidarietà” – ed. Tintoretto)

 

Era la primavera del 1957, il 31 di marzo, quando le 5 sezioni trevigiane allora esistenti, Asolo, Castelfranco Veneto, Montebelluna, Oderzo e Treviso, di comune accordo decisero di dare vita ad una struttura superiore che ne coordinasse le attività: nacque così ufficialmente l’ Avis Provinciale di Treviso anche se di fatto operante già dai primi anni cinquanta.

Indagini svolte dal Direttore del periodico regionale “Dono&Vita”, Beppe Castellano, ne fanno risalire la creazione già dagli anni ’30, in pieno regime fascista, ma di questo periodo non si conoscono documentazioni certe.

La sezione di Treviso che a quei tempi raggruppava tutti i donatori della Marca ad eccezione di quelli appartenenti ai 4 comuni sopra citati, ebbe l’onore di avere il primo presidente nella persona del dottor Romolo Gentilin.

La prima sede della neonata Associazione, condivisa con la Comunale di Treviso, fu in piazza Giustinian Recanati, nei pressi della stazione ferroviaria del capoluogo; la condivisione della sede durò anche quando, nel 1972/73, alla Comunale fu destinato un prefabbricato in viale III Armata ma per poco tempo ancora poiché di lì a poco, la Provinciale ottenne alcune stanze presso il dimesso ospedale di S. Leonardo, lungo la riviera del Sile e là vi rimase per una decina di anni fintatochè le nuove esigenze dell’ USSL portarono all’attuale sede in via Ospedale, prima come ospiti e, dall’inizio del 2004 quale proprietaria di una considerevole quota dell’immobile, in parte concesso anche ad AVIS Regionale Veneto, meglio conosciuto come “casa delle Associazioni”.

Ma torniamo alla storia.

Sono anni pionieristici, ma l’animo altruista e generoso della nostra gente comincia ad assumere concretezza; nascono prima il centro trasfusionale provinciale (1957) poi cominciano a sorgere nuove realtà locali e si passa dalle 24 sezioni del 1959 alle 52 del 1967, dalle 63 del 1970 alle 75 dell’anno dopo, fino alle 89 dei giorni nostri, senza contare i gruppi aziendali ed il primo gruppo alpini donatori (1957).

E non solo gli uomini si dimostrano solidali ma anche le aziende, le Amministrazioni e le associazioni; si riescono così ad ottenere prima una autoemoteca per raggiungere i più sperduti comuni e raccogliere il sangue in tutta la Marca (1959), poi si aggiunge una roulotte “centro radiologico mobile” da agganciare all’autoemoteca.

Sono questi gli anni in cui prendono vita i servizi mobili che assumeranno un valore sempre maggiore nella realtà trevigiana.

L’Avis cresce, il tempo passa a l’epopea di Gentilin si protrae fino al 1974 ed in questo periodo si distinguono tanti personaggi; due per tutti: il comm. Guaita, infaticabile vicepresidente e consigliere nazionale fino al 1971 ed il mitico Bellio, insostituibile segretario fino alla prematura scomparsa nel 1982.

Arriviamo al 1975 e la presidenza viene assunta dal dottor Gianprimo Zan da Possagno che manterrà la carica fino al 1986.

L’Avis Provinciale assume sempre più importanza nella realtà della provincia ma non sono tutte rose e fiori e, nel 1979, a seguito della cosiddetta “questione Castellana”, tutto il Consiglio si dimette portando al commissariamento della Provinciale.

Ma a cosa fu dovuta la crisi? Castelfranco, così come in misura minore Vittorio Veneto e Conegliano, alla stregua di una piccola Provinciale, ha da sempre gestito la realtà vicinoria sotto molteplici aspetti, dalla emissione delle tessere all’incasso e la ripartizione dei rimborsi o ancora alla chiamata dei donatori; in quel periodo la Provinciale si stava dando una struttura organizzativa completa e chiese alle altre realtà di rinunciare a quel loro “privilegio storico”.

I dissidi che ne seguirono causarono la caduta della dirigenza provinciale e la crisi a cui si è accennato; nei lunghi mesi che seguirono (quasi un anno) le parti si riavvicinarono e la ragione associativa prevalse sui campanili, ricucendo gli strappi e rieleggendo di fatto tutto il vecchio Consiglio dimissionato.

Screzi e divergenze si presenteranno anche in futuro ma senza mai assume aspetti di scontro e restando sul piano del civile scambio di opinioni.

Arriviamo al 1987 ed il nuovo presidente è Alfio Bolzonello da Vidor, la sua permanenza a capo della Provinciale finirà nel 1994, a metà del suo terzo mandato.

Nel frattempo sono cambiate le regole, le leggi sul sangue e sul Volontariato, gli Statuti ed i Regolamenti ed in una società che sta cambiando, anche l’Avis cambia.

Nel 1994 assume la presidenza Maurizio Bonotto, un giovane avvocato di Vazzola che diverrà in seguito anche Presidente Regionale dell’Avis.

La Provinciale si dota di un nuovo pulmino coibentato per la raccolta delle sacche presso i servizi mobili ma il suo impegno và oltre la gestione del sangue e valica i confini nazionali con un progetto (il “progetto Africa”) finalizzato alla costruzione di un ospedale in Kenia.

Dopo Bonotto, in carica fino al 1998 (e per statuto non più rieleggibile), ad assumere il ruolo di Presidente è Diego Sala da Motta di Livenza, carica che manterrà fino alla primavera del 2005 quando con la nuova Assemblea Provinciale le Comunali trevigiane saranno chiamate ad eleggerne il successore in quanto, come per Bonotto, scadranno i due mandati consentiti dallo statuto.

Con la gestione di Sala, la Provinciale attua l'acquisizione della propria sede, come sopra citato, e si apre verso un indirizzo nuovo, avvicinandosi alle categorie lavorative ed alle loro rappresentanze, cercando di far pervenire il messaggio della donazione anche attraverso il mondo del lavoro, non disdegnando comunque momenti di confronto e di condivisione associativa: continuano infatti i già preesistenti incontri semestrali tra Consiglio e Presidenti delle Comunali.

Prendendo spunto da altre realtà associative, viene istituita, dal 2000 la “Festa Provinciale dei donatori di Sangue”, presso il Tempio Internazionale del Donatore a Pianezze di Valdobbiadene.

Nel frattempo arriva un nuovo veicolo per la raccolta delle sacche presso i servizi mobili, utilizzabile anche per le esigenze di spostamento delle varie componenti della Provinciale, continua la massiva collaborazione con il Comitato Telethon per la raccolta di fondi da destinare alla ricerca scientifica e si avvia un nuovo progetto di aiuto verso le popolazioni dell’Africa, questa volta per finanziare la costruzione di un acquedotto in Guinea Bissau.

Con un lavoro certosino e di grande rilevanza, la Provinciale pubblica, prima in Italia, il proprio “bilancio sociale”, uno strumento di analisi interna per meglio conoscerci e meglio farci conoscere.  

Anche Sala al termine del secondo mandato lascia la carica poiché non rieleggibile e dall’Assemblea di Montebelluna nella primavera 2005, risulta essere Gino Foffano, già tesoriere, il candidato con il maggior numero di preferenze; la successiva riunione del nuovo Consiglio eletto ne sancisce la nomina a Presidente.

La successiva Assemblea del 2006 sarà impreziosita dalla presenza della neonata 90^ Avis trevigiana, quella di Monastier, costituitasi AVIS dal preesistente gruppo donatori autonomi locale. 

Il nuovo corso porta a cambiamenti anche nell’ambito del personale di Avis Provinciale, con defezioni di due dipendenti “storici” di Avis, seguiti, a breve, dalla quiescenza della responsabile della segreteria.

La riorganizzazione che ne segue porta ad un iniziale periodo di assestamento con minime ripercussioni sui servizi abitualmente svolti a favore dei donatori e delle sezioni comunali sottoposte.

Le problematiche da affrontare sono molte, dalla normativa sulla privacy, a quella sui DPS, alla sicurezza sul posto lavoro applicato anche alle associazioni di volontariato, alla gestione della raccolta associativa gestita con prodotti e regole diverse rispetto al passato.

In particolare il percorso di certificazione ed autorizzazione risulta essere ostico e doloroso con il taglio di alcuni dei punti di raccolta periferici ai Centri Trasfusionali ed il pesante adeguamento delle sedi rese idonee.

Quest’ultimo evento, l’avvio di un Dipartimento unico per le attività trasfusionali delle tre Aziende Sanitarie e la stipula di una nuova convenzione, anch’essa unificata con il Dipartimento Interaziendale di Medicina Trasfusionale, portano all’attuale panorama del Pianeta Sangue nella Marca Trevigiana.

Avis Provinciale si rivolge anche ai “nuovi cittadini” con eventi finalizzati alla promozione degli ideali associativi tra di essi e nel settembre 2010 una intera comunità, quella dello Sri Lanka, si accosta al dono del sangue e 30 di loro diventano Avisini.

Avis Provinciale continua la promozione al dono anche attraverso il coinvolgimento delle forze dell’ordine, istituendo  “Uniformi nel donare”, con collaborazioni con il mondo sportivo, in particolare con Rugby e Basket, nonché attivandosi per l’organizzazione della 5^ giornata regionale del donatore di sangue nel giugno del 2010.

Denominatore comune per oltre trent’anni, la presenza costante in cabina di regia di Bruno Binotto; inossidabile supporto ai cinque presidenti che si sono succeduti dal 1978 in poi, fino alla prematura scomparsa, a seguito di malattia, avvenuta nel gennaio 2011, preceduto di pochi mesi dalla dipartita, nel dicembre 2009, del precedente Presidente ed allora Consigliere Nazionale Diego Sala.

Seppur con la tristezza nel cuore, l’Associazione continua la sua insostituibile opera mirata alla guarigione degli ammalati; è così che alla fine del 2010 AVIS Provinciale può registrare con soddisfazione il superamento del traguardo delle 50.000 sacche donate dai propri soci, contribuendo sempre più al raggiungimento dell’auspicata autosufficienza nazionale di sangue e plasma.

La guida di Foffano termina nella primavera 2013 dopo due mandati di intenso lavoro ed a subentrare, come sancito dall’assemblea di Onigo di Pederobba, è Vanda Pradal (curiosamente anch’essa come Foffano, tesoriere nella gestione di chi li ha preceduti), primo Presidente donna della Provinciale, così come donne risultano essere le nuove  Presidenti a capo di molte delle Comunali trevigiane.

Le sfide aperte sono ancora molte e lo stesso percorso di accreditamento non può dirsi concluso ma i nuovi dirigenti nelle Comunali e nel Consiglio Provinciale sono comunque ancora di più attivi a mantenere alto il valore di Avis e la sua mission nella Marca gioiosa et amorosa, ma che oggi potremmo anche definire laboriosa et generosa.

aggiornato a giugno 2013