Cronistoria della Provinciale di Treviso.
(liberamente tratto da “L’AVIS Provinciale di Treviso: quarant’anni di solidarietà” – ed. Tintoretto)
Era la primavera del 1957, il 31 di marzo, quando le 5 sezioni trevigiane allora esistenti, Asolo, Castelfranco Veneto, Montebelluna, Oderzo e Treviso, di comune accordo decisero di dare vita ad una struttura superiore che ne coordinasse le attività: nacque così ufficialmente l’Avis Provinciale di Treviso anche se di fatto già operante dai primi anni cinquanta (tanto che la prossima Assemblea provinciale di Montebelluna sarà la numero 55).
La sezione di Treviso che a quei tempi raggruppava tutti i donatori della Marca ad eccezione di quelli appartenenti ai 4 comuni sopra citati, ebbe l’onore di avere il primo presidente nella persona del dottor Romolo Gentilin.
La prima sede della neonata Associazione, condivisa con la Comunale di Treviso, fu in piazza Giustinian Recanati, nei pressi della stazione ferroviaria del capoluogo.
Sono anni pionieristici; l’animo altruista e generoso della nostra gente comincia ad assumere concretezza, nascono prima il centro trasfusionale provinciale (1957) poi cominciano a sorgere nuove realtà locali e si passa dalle 24 sezioni del 1959 alle 52 del 1967, dalle 63 del 1970 alle 75 dell’anno dopo e via via fino alle 89 dei giorni nostri, senza contare i gruppi aziendali ed il primo gruppo alpini donatori (1957).
E non solo le persone a dimostrarsi solidali ma anche le aziende, le Amministrazioni e le associazioni; si riescono così ad ottenere prima una autoemoteca per raggiungere i più sperduti comuni e raccogliere il sangue in tutta la Marca (1959), poi si aggiunge una roulotte “centro radiologico mobile” da agganciare all’autoemoteca.
Sono questi gli anni in cui prendono vita i servizi mobili che assumeranno un valore sempre maggiore nella realtà trevigiana; la Provinciale intanto cambia casa e la condivisione della sede dura anche quando, nel 1972/73, alla Comunale viene destinato un prefabbricato in viale III Armata, ma per poco tempo ancora poiché di lì a poco, la Provinciale ottenne alcune stanze presso il dismesso ospedale di S. Leonardo, lungo la riviera del Sile e là vi rimarrà per una decina di anni.
L’Avis cresce, il tempo passa e l’epopea di Gentilin si protrae fino al 1974 ed in questo periodo si distinguono tanti personaggi; due per tutti: il comm. Guaita, instancabile vicepresidente e consigliere nazionale fino al 1971 ed il mitico Bellio, insostituibile segretario fino alla prematura scomparsa nel 1982.
Arriviamo al 1975 e la presidenza viene assunta dal dottor Gianprimo Zan da Possagno che manterrà la carica fino al 1986; l’Avis Provinciale assume sempre più importanza nella realtà della provincia ma non sono tutte rose e fiori e nel 1979, a seguito della cosiddetta “questione Castellana”, tutto il Consiglio si dimette portando al commissariamento della Provinciale.
A cosa fu dovuta la crisi? Castelfranco (così come in misura minore anche Vittorio Veneto e Conegliano) alla stregua di una “Provinciale in formato ridotto”, da sempre gestisce le realtà vicinorie sotto molteplici aspetti, dalla emissione delle tessere all’incasso e la ripartizione dei rimborsi o ancora alla chiamata dei donatori. In quel periodo la Provinciale si stava dando una struttura organizzativa completa e chiese alle altre realtà di rinunciare a quel loro “privilegio storico”.
I dissidi che ne seguirono causarono la caduta della dirigenza provinciale e la crisi a cui si è accennato; nei lunghi mesi che seguirono (quasi un anno) le parti si riavvicinarono e la ragione associativa prevalse sui campanili, ricucendo gli strappi, come dimostra la rielezione di fatto di tutto il vecchio Consiglio dimissionato.
Screzi e divergenze si presenteranno anche in futuro ma senza mai assume aspetti di scontro ostile e restando sul piano del civile scambio di opinioni.
Le nuove esigenze dell’ USSL portano la Provinciale a cambiare nuovamente sede, questa volta in via Ospedale nei pressi dell’Ospedale Regionale Ca’ Foncello, prima come ospite e, dalla fine del 2003 quale proprietaria di una considerevole quota dell’immobile, in parte concesso anche alla Regionale, comunemente è definito "la casa delle associazioni".
Arriviamo al 1987 ed il nuovo presidente è Alfio Bolzonello da Vidor, giovane dirigente capace di ridare carica e slancio all’ambiente; la sua permanenza a capo della Provinciale finirà nel 1994, a metà del suo terzo mandato.
Nel frattempo sono cambiate le regole, le leggi sul sangue e sul Volontariato, gli Statuti ed i Regolamenti ed in una società che sta cambiando, anche l’Avis cambia.
Nel 1994 assume la presidenza Maurizio Bonotto, un giovane avvocato di Vazzola che diverrà in seguito anche Presidente Regionale dell’Avis.
La Provinciale si dota di un nuovo pulmino coibentato per la raccolta delle sacche presso i servizi mobili ma il suo impegno và oltre la gestione del sangue e valica i confini nazionali con un progetto (il “progetto Africa”) finalizzato alla costruzione ed al sostentamento di un centro trasfusionale presso gli ospedali di Dodoma, Kondoa e Mpwapwa, in Tanzania.
E siamo ai giorni nostri, dopo Bonotto, in carica fino al 1998 (e per statuto non più rieleggibile), ad assumere il ruolo di Presidente è Diego Sala da Motta di Livenza, carica che manterrà fino alla primavera del 2005 quando con la nuova Assemblea Provinciale le Comunali trevigiane saranno chiamate ad eleggerne il successore in quanto, come per Bonotto, scadranno i due mandati consentiti dallo statuto.
Con la gestione di Sala, la Provinciale attua l'acquisizione della propria sede, come sopra citato, e si apre verso un indirizzo nuovo, avvicinandosi alle categorie lavorative ed alle loro rappresentanze, cercando di far pervenire il messaggio della donazione anche attraverso il mondo del lavoro.
Nel frattempo si parla di “certficazione” della raccolta sangue ed arriva un nuovo veicolo, sia per la raccolta delle sacche presso i servizi mobili, sia per le esigenze di spostamento delle varie componenti della Provinciale; la Provinciale con un lavoro certosino e di grande rilevanza pubblica, prima in Italia, il proprio “bilancio sociale”, uno strumento di analisi interna per meglio conoscerci e meglio farci conoscere.